Tappa 2 | Capitolo 5

Cambiamenti climatici... in foto

Gli scatti possono dirci molto di come i mutamenti climatici stiano influendo sul territorio con gravi conseguenze per l'ambiente e per le attività produttive

Osservare e agire per tutelare il futuro

Le immagini sono da sempre strumento di ricordo e di confronto tra “quello che era” e “quello che è”. Lo sono soprattutto per il paesaggio che cambia inevitabilmente per cause naturali o per cause indotte da noi uomini. Così come il clima che è soggetto a mutamenti, che se proseguiranno nell’attuale direzione, potranno portare a gravi conseguenze per la nostra vita futura.

In questa sezione, grazie a immagini scattate in periodi differenti, scopriremo gli effetti del clima su quelle che sono le “sentinelle” per il territorio del Piemonte.

La fusione dei ghiacciai alpini

La conseguenza peggiore, e probabilmente, più impattante dei cambiamenti climatici è la fusione dei ghiacciai alpini. Gli apparati glacionivali del mondo forniscono acqua a 1,9 miliardi di persone. La Pianura Padana, che vive di agricoltura intensiva, e dipende essenzialmente dalla disponibilità d’acqua che arriva dalla fusione dei ghiacciai, rischia di essere messa in ginocchio qualora venisse a mancare la fonte di approvvigionamento idrico principale. 

FotoConfronto - sposta la linea e vedi la differenza

Nell’immagine qui sotto, del ghiacciaio Gemelli di Ban nel bacino del Sabbione in Ossola, sposta la linea a destra o a sinistra per vedere il confronto tra il 1966 e il 2014. Noterai che la fusione del ghiacciaio in meno di cinquant’anni è stata rapidissima.

FotoConfronto - sposta la linea e vedi la differenza

Nelle immagini qui sotto, il ghiacciaio Meridionale del Sabbione. Sposta la linea a destra o a sinistra per vedere il confronto tra il 1960 e il 2011. La rapida regressione della fronte ha lasciato posto all’omonimo lago, che oggigiorno è più esteso che in passato.

FotoConfronto - sposta la linea e vedi la differenza

Nell’immagine qui sopra, Rocciamelone (Alpi Graie), sposta la linea a destra o a sinistra per vedere il confronto tra il 1894 e il 2016. Anche qui è molto evidente la fusione del ghiacciaio.

Inverni senza nevicate: problemi per acqua e turismo

Altra circostanza fortemente penalizzante per le nostre attività, legate alla vita sociale, produttiva e al benessere, è il connubio tra siccità e caldo. Gli anni climatologicamente peggiori che possano capitare vedono generalmente un inverno secco, con nevicate scarse o assenti anche ad alta quota.

Nell’immagine di sinistra, una insolita Valsesia brulla e desolante il 31 dicembre 2018. La pochissima neve che c’è è presente solo sopra i 1600 metri di quota. Un inverno e una primavera secchi, oltre a mettere in crisi il turismo invernale, incidono negativamente sul bilancio idrico annuale. Meno neve in inverno significa spesso aprire la strada a importanti crisi idriche nel periodo estivo.

Nella foto a destra, invece Panorama da un Mottarone senza neve il 24 dicembre 2019, al termine del dicembre più mite di sempre.

VIDEO: ESTATE 2003 E 2019 (morti per caldo)

Siccità

Se a un inverno secco segue un’estate calda e asciutta, le conseguenze non possono che essere come quelle mostrate sopra. A seguito della siccità del 2017 (deficit idrico di -33% rispetto alla norma) unito alla terza estate più calda di sempre (seconda al 2003 e al 2019) hanno provocato una magra eccezionale del fiume Sesia, con una portata ridotta a un quarto del normale. 

In settembre, a Varallo Sesia (VC) era presente giusto un rigagnolo d’acqua per alimentare il canale idroelettrico (l’edificio di presa è sulla destra dell’immagine), mentre per l’alveo principale non ne restava più. 

A fare da contraltare alle sempre più ricorrenti siccità, vi sono improvvise e catastrofiche alluvioni. Un Mar Mediterraneo più caldo fornisce più energia alle perturbazioni, che si traduce in piogge più violente. 

Nell’immagine, il crollo del ponte di Romagnano Sesia (NO) avvenuto il 3 ottobre 2020, fortunatamente senza che vi fossero vetture o pedoni in transito. Meno fortunata è stata la Liguria che ha vissuto, nell’ultimo decennio, ben tre alluvioni catastrofiche (2011, 2014, 2016) con tempi di ritorno evidentemente più ridotti che in passato. 

Sarebbe tuttavia riduttivo addurre la causa ai soli cambiamenti climatici. Spesso, a mietere vittime e a cagionare disastri materiali, vi è a monte una cattiva gestione del territorio (urbanizzazione selvaggia, scarsa manutenzione delle infrastrutture, progetti fallimentari come la tombinatura del Bisagno a Genova).

La siccità apre la strada a gesti scellerati. Questo devastante incendio, divampato per nove giorni tra Bassa Valsesia e Valsessera, è stato opera di un piromane. 

Il terreno secco e la ventilazione settentrionale hanno continuato ad alimentare l’incendio che ha combusto oltre 2000 ettari di boschi

Tappa conclusa!

Complimenti! Hai terminato la seconda tappa di questo viaggio nel clima. 

Ora scegli se metterti alla prova con il quiz di tappa o se proseguire nel prossimo step dove parleremo di xxxx.